Mediazione sociale: firmato il protocollo

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Punta a favorire l’utilizzo della mediazione sociale per migliorare la convivenza in contesti urbani ad alta complessità socio-culturale e linguistica il protocollo d’indirizzo che è stato sottoscritto nel pomeriggio di martedì 23 giugno, dai rappresentanti dei Comuni di Ferrara (assessore Chiara Sapigni, a sinistra nella foto), Modena e Bologna (assessore Amelia Frascaroli, a destra nella foto), dalle Province di Ferrara e Modena e dalla Città metropolitana di Bologna.

L’accordo si inserisce nel progetto Fei Prisma – Percorsi in rete per l’Integrazione sociale e la mediazione abitativa (approvato dal Ministero dell’Interno nell’ambito del Programma annuale 2013 del Fondo Europeo per l’Integrazione dei cittadini di Paesi terzi FEI), di cui il Comune di Ferrara è capofila, e intende definire modalità condivise d’intervento in relazione sia a fenomeni di incomprensione e rifiuto tra gruppi sociali e culturali, sia a dinamiche di conflittualità abitativa e di vicinato, oltre che in rapporto a problemi di degrado delle modalità d’utilizzo dei complessi abitativi e degli spazi pubblici, e a problemi di accesso all’alloggio per cittadini in condizione di fragilità economica ed esclusione sociale.

Sono in particolare due i contesti nell’ambito dei quali il protocollo mira a favorire l’applicazione delle pratiche di mediazione sociale, attraverso progetti da realizzare in sinergia tra soggetti pubblici, privati e del Terzo Settore. Il primo è il contesto abitativo, per il quale si sollecitano, tra l’altro, interventi di supporto nella ricerca dell’abitazione, monitoraggio delle dinamiche di convivenza abitativa a livello condominiale, raccolta di criticità segnalate dagli abitanti e mediazione dei conflitti di vicinato a livello condominiale. L’altro è il contesto socio-urbano, in rapporto alle relazioni tra gruppi portatori di istanze contrastanti, per le quali si sollecita, tra l’altro, sia lo sviluppo di forme positive di condivisione e convivenza civile tramite la promozione di esperienze di dialogo, conoscenza, informazione, aggregazione e scambio; sia l’esortazione di dinamiche positive di fruizione e animazione degli spazi pubblici anche tramite la progettazione partecipata di iniziative e proposte.

A Ferrara e provincia il progetto Prisma ha coinvolto l’area ex Gad, il complesso Acer di via Bentivoglio e i territori di Portomaggiore e di Cento. In questi ambiti, sono state scelte le zone con un particolare tasso di conflittualità, marginalità e complessità sociale e attraverso gli interventi previsti dal progetto Prisma, che ha visto coinvolti operatori, associazioni e servizi, sono stati sviluppati percorsi di ascolto, coinvolgimento e responsabilizzazione sociale, potenziando interventi già in essere o attivandone di nuovi, in un’ottica di prevenzione e stimolo alla coesione.

“La Cooperativa Camelot – ha spiegato Eris Gainella, responsabile delle attività di mediazione per Camelot – ha curato la progettazione, in collaborazione col Comune di Ferrara (capofila di progetto), gestendo poi il coordinamento tecnico (reportistica, rendicontazione, organizzazione generale, incontri coi partner), le azioni trasversali (realizzazione di un lavoro di indagine comparativa tra i territori di Ferrara, Bologna e Modena sulle azioni di mediazione sociale realizzate negli anni presso i maxi-contesti abitativi multietnici – Grattacielo, Garibaldi 2, Windsor Park e R-Nord) e le azioni specifiche di mediazione sociale e interculturale a Ferrara, Portomaggiore e Cento”.

Gli operatori Camelot che hanno lavorato sul progetto, con diversi impegni orari e con diverse mansioni, sono 13.
Il progetto Prisma è durato poco meno di 10 mesi, dall’8 settembre 2014 al 30 giugno 2015.

A Ferrara si è interventui nella zona del grattacielo.
Grazie a Prisma, il Centro di Mediazione ha potuto garantire un servizio molto più ampio ed esteso, con una maggior presenza degli operatori sul territorio. Oltre alle attività di stimolo alla coesione, è stato somministrato un questionario agli utenti per rilevare i cambiamenti percepiti dalla popolazione grazie alle numerose associazioni che ogni giorno animano gli spazi aperti e chiusi alla base delle torri. Il lavoro si è sviluppato su più versanti: orientamento ai servizi del territorio, gestione di uno spazio polivalente, organizzazione di iniziative per l’inclusione sociale e la promozione civica (corsi di lingua, doposcuola, formazioni sui principi costituzionali), momenti di aggregazione e informazione rivolti a tutta la cittadinanza (swap party con le scuole, tinteggiatura delle pareti con le famiglie e tanto altro).

“Oltre al grattacielo – ha detto Letizia Pirani, coordinatrice tecnica del progetto per Camelot – nella provincia di Ferrara sono stati interessati dal progetto sia il quartiere Barco di Ferrara (in particolare il recente insediamento dei 76 alloggi Erp in via Bentivoglio), sia il territorio comunale di Portomaggiore.
Il lavoro è stato finalizzato a supportare la crescita del senso di comunità nelle aree più complesse, sia tramite percorsi di mediazione dei conflitti sia ricercando il coinvolgimento degli abitanti e dei cittadini in genere, per promuovere attività di scambio, aiuto reciproco, animazione e socializzazione. Si è cercato di valorizzare le differenze tre appartenenze e dare visibilità alle buone prassi di recirpoco sostegno già esistenti, per stimolare gli utenti a replicarle.
Tali interventi sono stati orientati a prevenire e stemperare il senso d’insicurezza nel vivere i luoghi e a promuovere il benessere di comunità e la qualità della vita quotidiana”.

Nel quartiere Barco di Ferrara, i mediatori hanno facilitato il raccordo tra Acer e gli abitanti, gestito i problemi legati a incomprensioni e conflitti tra vicini di casa, promosso il rispetto delle regole di vita condominiale e organizzato – con residenti, servizi e associazioni – alcuni laboratori per promuovere la cura degli ambienti comuni e il miglioramento delle relazioni sociali (giardino profumato, piccola sartoria, cinema di quartiere e altro ancora).

“A Portomaggiore – ha proseguito Pirani – presso la sede di Portoinforma è stato attivato uno sportello di mediazione con due mediatori sociali, a disposizione ei cittadini per risolvere controversie di vicinato e problemi legati a situazioni di disagio e conflittualità nelle zone più popolate da cittadini straneri, in particolare di origine pakistana. Il lavoro ha visto inoltre una stretta collaborazione con la Consulta per l’Integrazione e con il volontariato locale per promuovere attività di informazione, scambio interculturale, contrasto all’abbandono scolastico, laboratori di socializzazione per bambini e famiglie”.

A Cento il lavoro si è integrato con le attività del Centro di Mediazione Sociale, fornendo sostegno per la ricerca dell’alloggio a nuclei famigliari in difficoltà abitativa e supporto al Comune per i percorsi di fuoriuscita degli abitanti dei MAT (Moduli Abitativi Provvisori), non ancora conclusi.

Sulle difficoltà incontrate nello sviluppare il progetto, Eris Gianella ha affermato: “Quando si lavora nei contesti con alta complessità sociale (differenze di età e provenienza geografica) le persone tendono a rimanere nello stesso posto per periodi limitati. Non è semplice infondere in tutti la voglia di prendersi cura di luoghi che devono sentire come propri, soprattutto se sanno che se ne andranno entro breve. I malumori di molti residenti per le situazioni di illegalità diffusa (spaccio, prostituzione, micro-criminalità) sono difficili da stemperare nel breve termine, soprattutto in un periodo in cui la grande visibilità mediatica dell’immigrazione tende a fomentare la logica del capro espiatorio e dello “scontro tra culture”. Proprio per tale ragione, questo tipo di progetti ha bisogno di avere un’impostazione “strutturale”, diventare cioè una modalità di lavoro nel lungo periodo su un territorio ampio”.

“La ricaduta di questo tipo d’interventi non è misurabile nell’immediato – ha proseguito Gianella – visto che si lavora sulle relazioni tra le persone, dinamiche che si modificano nel medio e lungo periodo. Quello che però abbiamo da subito rilevato è il grande numero di persone che si sono rivolte a noi negli sportelli attivati grazie al progetto, le inizative di organizzazione tra i residenti stimolate dal progetto (cene di vicinato, giardino con le erbe aromatiche, cineforum, laboratorio di sartoria). Grazie al progetto sono nati inoltre eventi estemporanei come ad esempio lo spettacolo di playback theatre a Portomaggiore nell’ambito della festa del volontariato e la rubrica multilingue su tutti i servizi presenti nel quartiere Barco a Ferrara”.

Il risultato di maggior rilevanza istituzionale è invece il protocollo interprovinciale condiviso da Comuni e Province di Ferrara, Bologna e Modena. Per la prima volta le istituzioni di un territorio così ampio si sono unite per affermare l’importanza della mediazione sociale come strumento per affrontare i conflitti delle comunità in una società sempre più complessa.

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All’evento finale del progetto, che si è svolto il 23 giugno, è intervenuto anche Roberto Merlo, esperto in prevenzione e mediazione sociale che ha già collaborato con il Comune di Ferrara per progetti di formazione e stimolo alla coesione sociale. “Dobbiamo essere consapevoli che noi stiamo dietro alle persone, quando va bene accanto, ma non davanti – ha dichiarato Merlo. – Dobbiamo fare l’unica cosa che possiamo, ovvero innescare processi che vanno accompagnati, pur senza sapere prima dove vanno. Un progetto come questo protocollo di intesa, che può sembrare piccolo, ha in realtà un significato enorme anche dal punto di vista delle potenzialità di recupero di una modalità di lavoro che sempre più si fatica a rintracciare tra i servizi”. Una modalità di reciproco confronto tra cittadini, istituzioni e terzo settore per condividere percorsi e obiettivi adeguati alle nuove esigenze di una società in mutamento.