Il canto che supera le frontiere

Alla Biennale di Venezia un coro di migranti e rifugiati che vivono a Ferrara ha cantato gli inni nazionali di Italia, Francia e Inghilterra per far riflettere sulle frontiere che dividono e uccidono.

“Io sono riuscito ad arrivare fino a qui, a studiare per avere un lavoro e a rifarmi una vita, ma non mi dimentico dei miei fratelli che non ce l’hanno fatta. Oggi canto per loro”.
Isaac è uno dei rifugiati accolti dalla Cooperativa Camelot nel progetto Sprar che il 13 agosto si è esibito, assieme a Lynus, Moro, Destiny, Luqman e altri venti, alla Biennale Arte di Venezia cantando nel Migrant Choir.

Si è trattato di un insolito fuori programma per il pubblico internazionale di una delle più importanti esposizioni di arte contemporanea. Sotto la canicola agostana, donne e uomini di vari paesi d’Africa, hanno cantato l’inno italiano, quello inglese e quello francese davanti ai rispettivi padiglioni, per attirare l’attenzione sulle responsabilità dell’Europa nelle recenti migrazioni di massa attraverso il Mediterraneo e all’interno dell’Europa. Prima di ogni esibizione un membro del coro ha letto un testo nelle tre lingue.

“Se non ci fossero frontiere la maggior parte di noi non sarebbe qui e altri come noi, decine di migliaia, non rischierebbero le loro vite tentando di attraversare il Mediterraneo, arrampicandosi sul filo spinato a Ceuta tentando di entrare in Spagna, bivaccando sugli scogli di Ventimiglia tentando di entrare in Francia, accampandosi alla meglio a Calais tentando di entrare in Gran Bretagna.
In Europa si pensa sempre meno ai confini e agli inni nazionali, dato che all’interno si può viaggiare liberamente e i giovani europei possono studiare in qualsiasi università.
Ma per milioni e milioni di persone, gli inni nazionali significano ancora frontiere e le frontiere sono una questione di vita o di morte ed è per questo che siamo qui a cantare.”

L’idea della performance è degli artisti canadesi Elle Flanders, Tamira Sawatzky, Adrian Blackwell e Christine Shaw che l’hanno proposta all’associazione Cittadini del Mondo di Ferrara. In poco più di un mese, grazie alla collaborazione di Cooperativa Camelot e Caritas, sono stati coinvolti 23 uomini e donne, accolti nei progetti Mare Nostrum e Sprar. A loro si sono uniti ragazzi di seconda generazione e migranti residenti in città che hanno voluto portare la loro solidarietà.

Grazie alla guida del musicista Eugenio Sorrentino, in poche prove, il coro è riuscito a stabilire una grande armonia e a prepararsi al grande giorno.

Tanta emozione per gli organizzatori, i partecipanti debuttanti, ma anche per il pubblico che, colto di sorpresa, ha subito aderito ai contenuti dell’esibizione. Parte del coro e degli organizzatori ha anche partecipato ad un workshop sulla creatività e l’impegno sociale organizzato negli spazi dell’Arsenale.

“Speriamo che i governi e i cittadini che sono rappresentati in questi padiglioni rispondano a queste voci, e smettano di parlare solo di misure di sicurezza con nuovi muri, reti, cani e telecamere. Il coro dei migranti ha creato linee di suono che oltrepassano i confini, un gesto verso il superamento delle frontiere stesse”, ha detto Rob Elliot di Cittadini del Mondo.