Camelot sostiene un’installazione sui migranti a Internazionale

Durante il festival Internazionale a Ferrara, la Cooperativa Camelot sostiene l’installazione artistica Draunara di Federica Cellini, allestita in piazza Sant’Anna, un’opera che racconta il viaggio dei migranti dal centro Africa a Lampedusa, coinvolgendo lo spettatore in un’esperienza multisensoriale all’interno di un container marittimo.

Due millimetri e mezzo di diametro, sono l’ultima misura possibile prima che un piccolo foro diventi invisibile. Dopo c’è solo il buio, perché l’occhio non riesce più a guardarci attraverso. Dopo c’è solo l’invisibilità, a cui molte vite di migranti sono costrette, e a cui molti disperati morti in mare sono destinati.

Federica Cellini ha studiato a lungo tutte le dimensioni che avrebbe potuto avere il buco dal quale osservare le sue foto retroilluminate, che ritraggono migranti appena sbarcati a Lampedusa.
Alla fine ha scelto l’ultima possibile, la più difficile da percepire, quella che a molti visitatori della sua installazione multimediale Draunara, rischia di sfuggire.

“Quando ho assistito agli sbarchi di Lampedusa – ha spiegato Cellini – ho sentito odori, suoni, ho visto volti, scene incredibili, e ho capito che per raccontarli, non bastava un solo piano narrativo, ma dovevo usarne vari e mescolarli”.

Così è nata l’idea di Draunara, che il dialetto siciliano significa vento che viene dal mare, come i barconi di profughi. L’opera consiste in un container marittimo, come quelli in cui si nascondono i migranti che cercano di scappare via nave, all’interno del quale, in un ambiente buio, si trovano dieci postazioni che emettono suoni.

“L’audio è realizzato mixando i suoni delle tappe del viaggio che un migrante deve fare dal centro Africa alle coste italiane”.

Prima gli animali, gli uccelli, la natura del luogo natio, poi il camion del viaggio nel deserto, la Libia, gli scontri, la prigione, infine il viaggio in barca, e l’approdo.

“Ho passato sei mesi a lavorare all’audio con un esperto, che è anche il collaboratore del regista Emir Kusturica, volevo che fosse prepotente, dirompente, sfacciato”.

“Quando siamo davanti al container e sentiamo il suono che esce, abbiamo paura, ma ci attrae”, riassume perfettamente Rania Guenboura, di Occhio ai Media, che ha intervistato la Cellini a palazzo Roverella venerdì 2 ottobre, in un incontro che ha registrato il tutto esaurito.

Una volta dentro al container, si è inghiottiti dall’oscurità e si viene aggrediti dai rumori. Si procede a tentoni, si cerca uno spiraglio di luce, e, una volta individuato, bisogna avvicinarsi, concentrarsi, strizzare gli occhi per riuscire a mettere a fuoco la foto oltre il foro. Una volta trovato il modo di vedere al di là della parete, si innesca la curiosità di vedere il resto, di ascoltare gli altri contributi sonori.

“Non mi spaventa che qualcuno possa non accorgersi dei fori e non vedere le foto. Per vederle occorre impegnarsi, cercarle, bisogna volerlo. E’ la disposizione d’animo che si perde di fronte alla sovraesposizione alle immagini dei migranti: TV, internet e giornali, ci fanno vedere anche quello a cui non siamo preparati. Io volevo tornare a nasconderle queste immagini, e renderle visibili solo a chi fosse pronto e motivato a trovarsele davanti”.

E nel container viene meno il filtro dei media, si sente tutta l’angoscia sulla propria pelle, e la prossimità alle persone fotografate, è immediata.

“Non potevo trovare un partner migliore di Camelot per portare questo progetto al Festival di Internazionale a Ferrara”, ha affermato Cellini.

“Il vaggio che Cellini ha trovato il modo di raccontarci in modo così originale e diretto, arriva fino alle coste italiane, da lì in poi inizia il nostro lavoro quotidiano, per questo ci è sembrato naturale sostenerla ed essere qui con un nostro banchetto accanto all’installazione durante i giorni del Festival”, ha spiegato Federico Tsucalas responsabile dell’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati della Cooperativa Camelot.

L’installazione è visitabile sabato 3 fino alle 19, e domenica 4 dalle 10 alle 17.
L’ultimo incontro con l’autrice è previsto per domenica alle 11,30 in piazza Sant’Anna.

BIOGRAFIA DELL’ARTISTA

Federica Cellini nasce a Roma il 13 agosto 1979.
Regista, giornalista, autrice ha iniziato con un’esperienza alla CNN a New York nel 2005. Vincitrice di numerosi premi internazionali per i suoi documentari, dal premio Ilaria Alpi al Prix Italia al New York Festivals, ha documentato il disagio sociale in alcuni dei luoghi più difficili: dai campi profughi palestinesi in Libano, alle campagne di prevenzione per l’HIV in Africa, alla morte per fuoco amico del giocatore di football americano Patrick Tillman in Afghanistan, fino alla piccola community per soli anziani di Toms River nel New Jersey. Ha lavorato per programmi televisivi che ha scritto e condotto come Citizen Report e I nuovi Mille e ha diverse collaborazioni con La Storia Siamo Noi, Ballaro’, Di Martedi’ e alcuni magazine italiani. A maggio 2014 l’installazione Draunara è stata presentata dal Museo di Arte Contemporanea Castello di Rivoli. A gennaio 2015 Draunara e’ stata in mostra al Museo MAXXI di Roma.