Biblioteca vivente: le persone come libri aperti – video

Cosa ci fanno assieme Innocent, un rifugiato, Amina, una donna italiana di religione musulmana, Abdelali, un migrante di religione musulmana, Don Domenico, un prete, due volontari dell’associazione Aquilone, Samuela, un’assessora, e Federico, un operatore dell’accoglienza? Non è una barzelletta, ma la biblioteca vivente, un incontro organizzato dal Comune di Argenta tra studenti e testimoni diretti di discriminazioni.

Le persone sono libri aperti, basta aver voglia di leggere loro dentro. Questo è il presupposto di una nuova forma di interazione, la biblioteca vivente, che mira a far dialogare persone con pregiudizi e persone che quei pregiudizi li incarnano. Di cosa si tratta? Nello specifico, lo scorso 23 maggio, il Comune di Argenta ha organizzato una biblioteca vivente che ha visto coinvolte tre classi quarte di IPSIA e Liceo Scientifico, e persone che operano nel sociale con particolare attenzione al tema dell’immigrazione e dell’integrazione.

 

 

Gruppi di studenti a rotazione hanno incontrato una persona che incarnava un loro pregiudizio e le hanno sottoposto opinioni e domande.

I rifugiati non hanno voglia di integrarsi.
Il migrante di religione musulmana è poco socievole.
La donna di religione musulmana è obbligata dagli uomini a portare il velo?
Il volontario ha un sacco di tempo da perdere.
L’assessora fa politica per i soldi?
L’operatore dell’accoglienza non pensa agli interessi degli italiani.
I preti pensano solo a dire la messa?

Che cosa ne è emerso?

La risposta è nel video realizzato dalla Cooperativa Camelot, presente con Federico Tsucalas, in qualità di responsabile del Centro Servizi Integrati per l’Immigrazione di Ferrara, che ha affiancato Innocent, un rifugiato che vive ad Argenta, nell’incontro con gli studenti.

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