Al Fermi di Bologna studenti e minori rifugiati “faccia a faccia”

Al liceo scientifico “E. Fermi” di Bologna, proseguono i laboratori con i minori richiedenti asilo non accompagnati attivati, su richiesta degli studenti, in collaborazione con la cooperativa Camelot lo scorso dicembre.

Sono stati sei finora gli incontri che si sono svolti tra minori richiedenti asilo e circa una trentina di studenti, dalla seconda alla quinta liceo [ne avevamo scritto qui: leggi…].
Le attività hanno visto come protagonisti lo sport, la musica, l’arte, ma sopratutto la condivisione di idee e la partecipazione attiva a momenti di creatività in assoluta autonomia. Questo ha fatto sì che i due gruppi di ragazzi avessero uno spazio libero da ogni preconcetto dove confrontarsi apertamente e dove conoscere se stessi anche attraverso la percezione dell’altro.

E’ il caso del laboratorio “Faccia a faccia”, ideato da Marina Misaghi Nejad, operatrice sociale di Camelot, che prevede tre incontri. Nel primo ai due gruppi è stato chiesto di autoritrarsi e nel secondo, di ritrarre la persona di fronte.
Lo scopo, attraverso l’attività creativa, è far riflettere, ma soprattutto osservare. Far raccontare se stessi e gli altri per mezzo della propria individualità e della propria fantasia. Il ritratto e l’autoritratto in queste occasioni non vogliono rivelarsi come una fedele trascrizione, ma come una lettura emozionale ed istintiva del nostro volto e talvolta del nostro vissuto.
Questi due percorsi prevedono dunque sia un momento di osservazione che di svelamento, ponendo l’attenzione sull’importanza dell’ascolto, o meglio della lettura, dei diversi punti di vista.
Il terzo incontro, il 19 febbraio, sarà la festa finale che concluderà i laboratori, dove verranno messi a confronto l’autoritratto e il ritratto eseguito dall’altra persona, e questo servirà a rivelare eventuali differenze e trasformazioni, dovute alla libera interpretazione messa in atto dalla creatività soggettiva di ciascuno.
Questo momento di comparazione vuole essere principalmente una parentesi non solo di meditazione, ma anche e sopratutto di gioco e di divertimento, nel quale specchiarsi negli occhi dell’altro in modo assolutamente genuino e creativo.

Nel percorso svolto fino a qui, gli studenti e i minori richiedenti asilo hanno dimostrato grande partecipazione e capacità di attivare delle relazioni alla pari. Sono nati dei legami spontanei al di là delle ore di laboratorio, e questo senz’altro è il migliore degli obiettivi che si poteva sperare di raggiungere.